FORMAZIONE RICERCA IN PSICOTERAPIA AUTOGENA 

Il Training Autogeno come percorso di iniziazione

di Luciano Palladino

Il titolo di questa relazione nasce dall’incontro tra una ricerca teorica e lo sviluppo della pratica clinica personale degli ultimi dieci anni.

Infatti, la pratica del T.A., ed in particolare la realizzazione dello “stato autogeno” individuata da I.H. Schultz, è già stata descritta in precedenti mie pubblicazioni in un’ottica e secondo un orientamento che parte dall’assunzione di un fondamento fenomenico e fenomenologico. In realtà nel proseguimento di una ricerca trasversale, nonostante la sua collocazione come metodo scientifico e laico all’interno della psicologia, essa si presenta già come aveva individuato bene lo stesso creatore del T.A. un’esperienza che assume la forma di una dimensione naturale e spirituale specifica dell’essere umano.

Praticando un esercizio di sospensione, assumendo un particolare atteggiamento contemplativo, introspettivo, fenomenologico, si può mettere tra parentesi il mondo esterno, pur senza negarlo, e passare ad un’altra dimensione.

Concentrandosi su di sé si diventa spettatori di ciò che accade nel nostro organismo, si abbandonano le sovrastrutture per accedere all’essenzialità delle cose, a quella evidenza e verità che nel mondo ordinario sfuggono. In sintesi dunque il mondo fenomenico lascia spazio al mondo fenomenologico dei vissuti transpersonali.

Ecco il “viaggio” che ci permette di sviluppare la consapevolezza del cammino che stiamo percorrendo.

Con questo si intende affermare che, al di là dei tempi che si succedono, nella storia, nelle culture e nelle diverse possibili appartenenze religiose, esiste una necessità intrinseca di pace e di armonia dove ogni uomo nella sua esistenza sente il bisogno di fermare lo sguardo dentro di sé.

L’'uomo cerca nel Training Autogeno ciò che ha sempre cercato e ciò che cercherà sempre: di essere felice in una dimensione di riposo.

Così anche al training autogeno si può attribuire il significato di un cammino interiore che, attraverso una metodologia laica di apprendimento, apre al concepimento della spiritualità. In tal senso parliamo di training autogeno come “Percorso di Iniziazione” e di apprendimento, dove si presenta la Conoscenza e la Presenza sia del Sacro che del Profano.

Ma se pochi sono coloro che spontaneamente “vedono” nella pratica autogena un “elemento ulteriore” della propria salute, molti sono oggi le ricerche scientifiche e i nuovi approcci culturali che testimoniano la necessità di un cambiamento di prospettiva verso la natura umana e il mondo che ci circonda.

Ciò significa andare incontro ad esperienze che ci permettano di riconoscere quei valori esistenziali e/o spirituali di cui la società attuale necessita oggi più che mai, al di là di qualsiasi appartenenza religiosa.

Tale affermazione assume un carattere fondamentale nella tesi che qui si vuole dimostrare, e cioè della forza e del coraggio che si può trarre dal sentire un processo di trasformazione della propria vita quotidiana e del proprio benessere mediante la “transizione al mondo del Valore”.

Si ritiene che il Sacro abbia bisogno del Profano per manifestarsi, infatti se da una parte essi si oppongono, dall’altra rivelano reciprocamente la loro presenza.

L’etimologia della parola “profano” ci riporta appunto all’espressione latina “Quod pro fano est” (ciò che è innanzi al tempio, cioè fuori, in balia del pubblico, indi non sacro, e perciò non iniziato) il fatto è che il confine tra dentro e fuori, tra ciò che è tempio e ciò che non lo è, è un confine soprattutto mentale. Il sacro è in tal senso un valore, una produzione “culturale". E' ciò che ha sottolineato con particolare forza l'antropologo Ernesto De Martino, che ha indagato la sfera del sacro a partire dalla esperienza di rischio e di angoscia dell'esistenza. Il dominio del sacro in tal senso è l'insieme dei valori, delle pratiche e delle convinzioni che l'uomo utilizza per conferire senso e valore all'esperienza.

Potremmo dire che la dimensione del Sacro si manifesta attraverso l’opera profanica.

Per approfondire questi concetti dobbiamo soffermarci ad analizzare il significato del rito nelle moderne società occidentali e le trasformazioni significative che possono avvenire nella vita di una persona.

I riti periodici per esempio, riportano all’interno di uno schema ordinato e significativo così come sono i cambiamenti stagionali e le diverse attività a essi associati. Il rito può avere diverse connotazioni: può essere diretto o indiretto; pubblico o privato, individuale o collettivo, iniziatico, di propiziazione, di espiazione, di passaggio, di termine.

Tutti testimoniano però una direzione di cambiamento o di trasformazione che può essere transitoria o permanente.

Il rito, pertanto, è una situazione definita e organizzata per poter entrare in un mondo specifico e avviare un certo processo.

Il rito del T.A., inteso come esercitazione giornaliera nasce come elaborazione e differenziazione dall’ipnosi, in un ambito specifico della ricerca medico-psicologica ed è anche diventato un nuovo strumento di approfondimento analitico come dimostrano le analisi dei vissuti immaginativi autogeni.

Alcuni autori, citati più volte nei miei scritti, Wallnofer e Giorda in particolare, hanno spesso sottolineato come la pratica autogena consenta la possibilità di una apertura verso la contemplazione e la meditazione.

E’ in questo orientamento che io vedo la possibilità di una prospettiva trasformativa del soggetto che può diventare un nuovo stile di vita e di salute quotidiana.

Esercizio dopo esercizio il principiante del T.A. diventa Iniziato al T.A.: qualcosa è accaduto!

Naturalmente non tutti gli addestrandi al T.A. approdano all’esperienza transpersonale come possibilità del percorso autogeno.

Non tutti coloro che iniziano il T.A. sanno raccogliere quel “testimone” contemplativo da portare avanti nella propria quotidianità.

Coltivare l’ascolto attraverso i propri sensi, come bisogno di contatto più completo e più pieno di Sé vuole dire, andare alla ricerca di un valore e di un significato per la propria trasformazione. Allora il T.A. appartiene ancora una volta a tutte quelle forme e quelle espressioni di vita che possono avvicinare gli esseri umani alla conoscenza della propria sofferenza come risorsa di riscatto e di riappropriazione della vita al fine di un progresso evolutivo dell’essere umano.

Ecco l’obiettivo, la trasformazione di sé come atteggiamento, come stile di vita che porta alla svolta del nostro vivere quotidiano.

Allora grazie, ad una facile pratica di esercizi di rilassamento, che si potrebbe definire una struttura “laica”, a fondamento psicosomatico, dove si applica una metodologia psicofisiologica, si può accedere ad un processo “Iniziatico” che ha una sacralità e una ritualità non ordinaria rispetto al vivere del momento presente.

Il “rito autogeno” favorisce la riflessione, esso opera destrutturando e creando costantemente informazioni nuove. Il “rito autogeno” è produttore di significato ed è dunque uno strumento per reinvestire di senso il mondo. Esso permette una comunicazione privilegiata tra l’umano e la sua alterità, serve per il mantenimento e la creazione dell’identità sociale, è la manifestazione di un desiderio, di una paura, infine sancisce le trasformazioni significative, ovvero i passaggi evolutivi dell’essere umano.

Il mondo contemporaneo è privo di riti di passaggio; in esso la causalità è il dogma, si separa il soggettivo dall’oggettivo, la premessa è razionale: tutto nella storia del mondo ha cause naturali e verificabili;.

Per quanto riguarda la psiche, l’uomo contemporaneo separa ciò che è dentro da ciò che è fuori, così come il conscio è distinto dall’inconscio. In questo modo egli finisce per avere una coscienza iperdifferenziata e sclerotizzata, ma suo malgrado il funzionamento della psiche resta inalterato e l’inconscio, producendo simboli manifesta la sua completezza.

Come già detto, oggi i rituali iniziatici all’età adulta e all’ emancipazione sono scomparsi e l’uomo moderno si sente disorientato, cadendo spesso in crisi. Adesso i giovani inventano i loro rituali, si sperimentano in avventure precarie e frammentarie, ma queste si rivelano viaggi senza approdo e senza beneficio.

Dall’assenza di riti di passaggio, scaturiscono nevrosi e malattie sociali.

La nostra società post-illuminista che non crede nei riti, nei simboli e in “ciò che non si vede”, ha messo in disparte i riti di passaggio ma questi assumono ancora oggi un loro significato evidenziando la necessità di un legame con il mito anche per l’uomo contemporaneo. In questo senso le società primitive hanno molto da insegnarci, ecco perché l’iniziazione ha tanta importanza. Essa ci rivela la serietà con cui l’uomo delle società arcaiche assumeva la responsabilità del proprio essere.

Il T.A. che nasce come terapia e conoscenza di sé, diventa così anche Altro. R. Giorda vide nel TA la possibilità di andare oltre il limite terapeutico, ed evidenziò nell’esperienza autogena la possibilità di una transizione al mondo del valore, che si realizza attraverso la ritualità, la profondità, la separazione dal mondo esteriore, la passività, l’accettazione incondizionata.

Tutto ciò rappresenta un ordinamento all’Iniziazione che, ampliando la fiducia dell’individuo in sé, gli consente di recuperare ed ampliare significati e valori: è così che il sacro emerge come forza concreta della vita.

Attraverso il T.A. l’individuo può vedere il sacro della sua esistenza come qualcosa di più della sua storia.

Infatti si può credere che lo stato autogeno, realizzato da una persona bene allenata, sia l’anticamera necessaria per aprirsi ad esperienze nuove di trasformazione e cambiamento che possono integrare l’individuo nel mondo e il mondo nell’individuo.

Si presenta un’evidenza e una verità, sconosciuta nella realtà quotidiana, espressione di una realtà cosmica trascendentale come dimensione della nostra relazione con il mondo.

Il sacro non è mai qualcosa che coincide con la normalità. Il Sacro evoca sempre l'idea della straordinarietà, di ciò che è oltre il quotidiano, ciò che è oltre il normale. Lo spazio sacro è lo spazio dove non si può andare normalmente. Il tempo sacro è un tempo fuori dell'ordine normale. Il dominio del sacro in tal senso è l'insieme dei valori, delle pratiche e delle convinzioni che l'uomo utilizza per conferire senso e valore all'esperienza. Il sacro è dunque ciò che garantisce un ordine: l'ordine del mondo e l'ordine dell'uomo. Sacro è ciò che difende dal rischio del caos, dall'angoscia del nulla e perpetua un ordine antico e inviolabile. Il sacro è qualcosa che accompagna il progresso, perché progredire significa creare nuovi valori e quindi aver bisogno di nuove cose sacre, che hanno bisogno di trovare un loro posto. Perciò il sacro è la certezza dell’esistenza di quei valori solidi, che ci danno sicurezza. Un divenire, una nascita che si colloca nel progresso e nell’evoluzione dell’uomo.

La condizione profana coincide, per la fenomenologia, con lo stato di impotenza radicale. Questo stato è connotato dall'assenza di qualunque autonoma titolarità di vita e di senso, proprio come chi ricerca nel T.A. una condizione di riscatto dal malessere.

Così come solo la Potenza, cioè la Sacralità, permette di trasformare l’Essere, cosi allo stesso modo la profanità, presuppone l'esistenza indubitabile di figure potenti che sono necessarie per dare vita e senso all'uomo e al proprio cosmo.

A volte, la semplice recitazione di un testo “mitico” è un mezzo efficace per allontanare il male dall'uomo e dal mondo (proprio come la recitazione delle formule autogene).

Pertanto l’isolamento di una ritualità e di una dimensione e di uno spazio proprio consente all’individuo di ritrovarsi e di ritrovare la responsabilità verso sé stesso.

La responsabilità di un nuovo modo di essere con sé stesso e con il proprio mondo attivando un processo di trasformazione e ampliamento della propria personalità.

In questo senso l’ Iniziazione del T.A. trasforma l’individuo profano in un Essere Sacro.

BIBLIOGRAFIA

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